194: una legge contraddittoria ed inapplicabile

26/6/2019

L'autonomia decisionale delle donne, in campo sociale, ovvero riguardo il proprio corpo, la propria individualità, le proprie scelte di vita professionale e familiare, sembra non essere mai del tutto conquistata. Nell'ultimo periodo abbiamo assistito, alcuni increduli, altri indifferenti e altri ancora (credo la minoranza) gioiosi, a una recrudescenza degli istinti conservatori e reazionari diffusi in tutto il mondo. 

Il 15 maggio di quest'anno, in Alabama, è stata approvata una legge che vieta l'interruzione volontaria di gravidanza in quasi tutti i casi, vietandola anche in caso di stupro, incesto, malformazioni del feto. Dall’inizio dell’anno sono 7 gli stati americani che hanno approvato provvedimenti tesi a limitare o vietare le interruzioni di gravidanza. Oltre all’Alabama, lo hanno fatto Georgia, Mississippi, Arkansas, Kentucky, Utah e Ohio.

Nella maggior parte dei Paesi europei, ufficialmente, l’aborto è consentito, su richiesta della gestante, senza restrizioni se non quelle imposte dal limite temporale delle 12 settimane di gravidanza ed eventualmente dall’autorizzazione dei genitori nel caso di minorenni. Tuttavia ci sono ancora molti Stati in cui l’interruzione di gravidanza non è consentita.

Oltre a questo ci sono le situazioni meno macroscopiche, che riescono comunque ad ostacolare la possibilità di accedere all'aborto anche negli stati in cui è consentito, come in Italia.

Da noi, l'interruzione volontaria di gravidanza è regolamentata dalla legge 194 del 22 maggio 1978, stessa legge che tutela il professionista che decide di opporsi alla pratica dell'aborto, garantendo la sua obiezione di coscienza.

Una legge che nasce, quindi, in modo controverso, e conserva dentro di sè le posizioni opposte sul tema: la tutela della donna, da un lato, la tutela del professionista, dall'altro. Unisce ideologie contrastanti in un modo che solo apparentemente è possibile integrare, ma che, di fatto, rende la legge intrinsecamente contraddittoria e tendenzialmente inapplicabile.

Una legge che consente alle donne di abortire, ma anche ai medici di non operare che esito finale può avere, se non contribuire a creare una zona grigia nella quale tutto sembra possibile, senza tuttavia esserlo realmente?

Credo che il risultato sia una battaglia di ordine ideologico (qualcuno più idealista di me direbbe, forse, etico) in cui ognuna delle fazioni sottolinea l'aspetto della legge che è a suo favore per annichilire l'altra parte.

Stare da una parte o dall'altra, a mio avviso, sono posizioni molto meno fondate di come spesso vengono vissute, essendo quello della creazione, della vita, dell'esistenza un tema inevitabilmente irrisolvibile. Si sceglie da che parte stare in base alla storia vissuta, alla cultura familiare, alla propria cultura e sensibilità, ma si dovrebbe sempre accettare la consapevolezza che si tratta di un credo, ed in quanto tale non migliore o peggiore di un altro.

Nelle esperienze che vediamo e conosciamo sul tema, l'unica costante che rintraccio è l'assenza della consapevolezza che la propria opinione è una delle tante ammissibili, che per giustificarla prendiamo in considerazione alcuni elementi e ne scartiamo altri, costruiamo nessi logici e rapporti di causa-effetto che ci soddisfano e che portino valore alla nostra tesi, nè più nè meno di quello che fa il nostro avversario.

E' questa assenza di relatività, di umiltà del pensiero, che genera i conflitti e le crudeltà tipiche dell'applicazione di questa legge: l'incapacità di vedere la propria idea come il frutto, non definitivo, del percorso fatto fino a quel punto, e la mancata possibilità di riconoscere a se stessi, e poi agli altri, il diritto ad un percorso differente.

Crediti e bibliografia

 

Foto: The Handmaid's Tales, Bruce Miller

 

Filmato : Aborto: 40 anni di legge. I numeri e le ombre, TG2000, Video

 

Teoria: P. Matrolilli, In Alabama l'aborto è fuori legge.., La Stampa Mondo, 16/05/19;

G. Virzì, Aborto, i paesi in Europa e nel mondo dove è.., SkyTG24, 25/05/18

 

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