Sopprimere l'Ira, creando la depressione

Mi capita spesso di frugare nelle librerie, e talvolta nelle biblioteche, nella sezione dedicata ai ragazzi. Lo faccio perchè trovo più spesso lì che altrove illustrazioni interessanti e perchè mi appassiona la verve educativa con cui cerchiamo di spiegare il mondo a questi nuovi arrivati: vogliamo fornire loro criteri di lettura, valori, farcirli della migliore cultura che abbiamo.

Alle volte queste esplorazioni mi lasciano meravigliata (spesso accade con i testi della Gribaudo), alle volte indifferente... quest'ultima, invece, veramente incazzata. Ed è dell'Ira che voglio parlare, o meglio: dell'utilizzo che ne fa la nostra società.

In questo libro di C.N. Pereira intitolato "Emozionario", l'Ira viene descritta in un modo implacabilmente negativo, come inutile e dannosa in una società civile. Tenendo a mente l'intento educativo del testo, va da sè che la proposta dell'autrice sia un invito a sopprimere l'Ira. Ma noi possiamo davvero eliminare un sentimento tanto profondamente parte di noi? Ed è salutare sperare di farlo oppure è proprio nella negazione di un'emozione che risiede il principio della nevrosi?

Facciamo prima un passo di lato rispetto a questa questione.

Ci aiuta la spiritualità induista per la quale la potenza distruttrice e trasformatrice è personificata in Kalì, una delle "grandi saggezze" del pantheon e rappresentata con tante braccia quante armi, adornata da una collana di teschi umani e la lingua grondante sangue. Nel mito Kalì è stata intenzionalmente chiamata, in un certo senso creata, per essere quanto di più feroce e inarrestabile possa esistere. Perchè esiste una tale divinità? Per difendere: Kalì con la sua Ira salva gli dei dai demoni che li hanno sconfitti, scacciandoli dal piano spirituale e costringendoli a vivere sul piano terreno, è per questo che Kalì, nonostante il suo aspetto orribile, è una dea che protegge, tutela e preserva. In quanto parte di noi, è quel sentimento che ci permette di combattere ciò che sentiamo ingiusto, di difenderci da ciò che ci danneggia, è la nostra affermazione sul mondo, è l'energia più autoconservativa che abbiamo.

S. Freud distingue due principi che ci animano, Eros e Thanatos, forza vitale e pulsione di morte, come due energie psichiche in un equilibrio antagonista tra loro; Kalì invece le unifica in un'unica energia trasformativa. Immaginiamoci senza Ira, intesa in questo senso: saremmo arrendevoli, sconfitti dagli ostacoli della vita, ciechi alle ingiustizie, privi di desiderio di trasformazione, apatici.

In realtà l'esperienza clinica mi suggerisce che non si possa essere senza Ira, che Kalì ci abita in ogni caso, e che il risultato che otteniamo, quando l'educazione che riceviamo inibisce l'espressione della rabbia, è che questa si rivolga verso l'interno.

L'ira non può essere spenta, quello che fa se gli viene sbarrata la strada verso l'esterno, è trovare il proprio bersaglio all'interno e noi occidentali facciamo una gran confusione su questo. Chiamiamo violento colui che ferisce o desidera la morte di un altro, mentre chiamiamo fragile, sensibile colui che ferisce o desidera la morte per se stesso. Non è così, entrambi sono violenti, l'unica differenza risiede nella direzione.

Abbiamo, dunque, due ordini di problemi: non riconoscere l'Ira nei comportamenti autolesivi e perseguire un'educazione che censura l'espressione delle emozioni.

A tal proposito credo sia molto più utile, pedagogicamente, insegnare la comprensione dell'Ira, ovvero che non siamo mai arrabbiati contro qualcuno o qualcosa, ma contro il simbolo che nasconde. Non proviamo ira contro l'insegnante che ci ha colti impreparati, odiamo la paura di fallire; non proviamo ira contro il partner che ci ha lasciati, ma verso l'abbandono che questo comporta. Le persone, o le cose, sono solamente occasioni attraverso le quali il simbolo arriva a noi e aggredire le occasioni non risolverà nulla della nostra Ira, quello che possiamo fare è capire con quale simbolo ci stiamo scontrando ed usare la nostra Kali per la sua funzione originaria: trasformare.


 

Crediti e bibliografia

Teoria: Frederick Eden Pargiter, The Markandeya Purana, Parimal Pubblication. Sigmund Freud, Al di là del principio del piacere, Bollati Boringhieri.


Foto: C.N. Pereira, Emozionario, Nord-Sud.

Video: Carl Orff, O Fortuna, Carmina Burana video


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