Ti racconto la mia fiaba

L'attenzione per la fiaba, la favola e il mito non è certo nuova nel mondo della psicoanalisi, anzi direi piuttosto possa definirsi tradizionale, tuttavia non so quanto spesso venga impiegata negli studi psicologici sia nella terapia con i bambini sia in quella con gli adulti. Eppure, a mio avviso, la fiaba consente di attivare due strutture di pensiero che rendono molto più facile raggiungere i contenuti dell'inconscio: il pensiero magico ed il là ed allora.

Il pensiero magico consente di mettere in rapporto il soggetto con un oggetto mediante associazioni che sfuggono ai canoni della razionalità, associazioni scollegate dal determinismo del pensiero scientifico comune, a che connettono gli elementi per vie diverse, simili a quelle oniriche, nella teoria Freudiana, o tipiche della logica simmetrica, nella formulazione di Matte Blanco.

Il pensiero magico presente nella narrativa ci permette di cogliere velocemente il simbolo scartando la ricerca di credibilità o probabilità, così, l'esistenza di una pozione con il potere di farci rimpicciolire, ci catapulta nell'emozione di sentirsi "troppo piccoli" in un mondo di adulti popolato da cose oltre la nostra portata.

Il là ed allora rappresentato negli incipit di questo tipo di racconti con le formule "c'era una volta", "in un regno lontano lontano" permettono a chi sta per leggere quel racconto di tutelarsi dal sentirsi totalmente coinvolto, non si sta parlando di lui, ma di qualcosa e qualcuno che vivono in un posto ed in un tempo lontani e con cui può immedesimarsi gradualmente e rispettando i tempi delle proprie resistenze, scegliendo cosa trattenere e cosa no.

Secondo la psicanalista Daniela Bruno le favole rappresentano, terapeuticamente, dei "canovacci proiettivi" mediante i quali il paziente può raccontare molto di sè e l'analista capire molto del suo mondo interiore. Qualcosa da prendere e da usare, come degli strumenti per narrare se stessi.

Tra i molti, cito due psicanalisti che hanno lavorato a lungo sull'utilizzo e sull'analisi psicologica delle fiabe: Bruno Bettelheim e Marie Luise Von Franz. Il primo nel suo saggio "Il mondo incantato" traccia un'analisi dei contenuti inconsci presenti in alcune storie e ne rivela l'importanza: il bambino ha bisogno di conoscere se stesso e il complesso mondo in cui vive, ed è alla ricerca di un modo di dare ordine e coerenza al rapporto tra la sua interiorità e la società in cui vive. La fiaba tratta di problemi umani universali e i suoi protagonisti sono figure archetipiche che incarnano le contraddittorie tendenze dell'inconscio e attraverso la trama della fiaba, il lettore può ricavare dei modelli di intervento circa quelle conflittualità, che sente anche proprie.

E' Marie Luise Von Franz ad occuparsi, in numerosi saggi, della più approfondita analisi archetipica della fiaba, come James Hillman fece con i miti. Secondo Von Franz le fiabe sono "l'espressione più pura e semplice dei processi psichici inconsci collettivi" e per questo rivestono un'importanza fondamentale nella società umana. Nella fiaba sono raccontati i modelli di affettività, di individuazione, le angosce più profonde e le loro risoluzioni, tutto attraverso simboli condivisi tra scrittori, lettori e narratori e che raggiungono la più profonda esperienza immaginifica dell'essere umano.

Nella nostra attualità siamo abituati alla razionalizzazione della nostra esperienza di vita, anche quando il prezzo da pagare è l'impoverimento emotivo e simbolico, fino allo sviluppo delle nevrosi. Penso che se la psicologia voglia farsi carico del recupero di questo mondo interiore, per restituire alle persone un indizio sulla loro profondità, possa farlo anche partendo da questi studi.


Crediti e bibliografia

Teoria: Bettelheim B., Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicanalitici delle fiabe, Feltrinelli. Von Franz M.L., L'animus e l'anima nelle fiabe, Magi. Von Franz M.L., L'ombra e il male nella fiaba, Bollati Boringhieri.

Foto: Mushrooms, Pixabay

Video: Intervista italiana a Marie Louise Von Franz, Bollinghen, video


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